I tessuti e di conseguenza i filati che li compongono, devono resistere all’unione dei tre processi di lavorazione che la stampa in sublimazione comporta:

la TEMPERATURA, la VELOCITA‘ e la PRESSIONE, che insieme permettono alla macchina di trasferimento (calandra o pressa) o della stampa diretta su tessuto, di creare le condizioni per una stampa ideale.

Infatti servono almeno 180° perchè accada che:

1) l’inchiostro stampato sulla carta o direttamente sul tessuto, passi dalla condizione di solido a quella di gas

2) le fibre si aprano incapsulando il gas

3) nella successiva fase di raffreddamento, l’ inchiostro torna solido in modo permanente nel filo, garantendo ottime      solidità e resistenze meccaniche.

Stabilito che la pressione è una variabile poco ininfluente, solo i filati sintetici garantiscono l’apertura delle fibre con il relativo ”assorbimento” del colore e considerando che per ottenere il miglior risultato di trasferimento del colore su alcuni prodotti, si possono raggiungere anche i 215° con una velocità di circa 0,50 mt minuto, si può immaginare a quale notevole shock termico è  soggetto il tessuto.

La scelta della fibra sintetica ottimale da utilizzare per la sublimazione “cade” sicuramente sul

Poliestere

 

sia per la sua conformazione chimica che garantisce ottime performance, sia perché grazie alla sua grande produzione industriale si riescono ad ottenere prezzi contenuti e materiale facilmente reperibile. Condizioni che risultano difficili da raggiungere per le altre poche fibre sintetiche idonee per la sublimazione.

L’applicazione finale, condizionerà la scelta del tipo di finitura del filato e delle successive lavorazioni, a cominciare dalla tessitura.